Leggi la prefazione e un estratto dal libro “NONSEPARAZIONE”

libro non separazioneNONSEPARAZIONE

Ogni pagina di questo libro è intrisa di un ‘sapore’ speciale: il sapore della non dualità, secondo cui nella realtà ci sono infinite differenze, ma nessuna vera separazione. Carlo Buono si diletta ad ammirare il maestoso e scanzonato ‘Gioco Cosmico’ dell’Uno che appare come i molti, traducendolo in una fantasmagorica danza di parole e concetti, a volte paradossale, altre bizzarra, spesso spiazzante. G.K. Chesterton diceva che un paradosso è la verità che sta ritta in piedi sulla propria testa per attirare l’attenzione. L’esito è spesso uno spiazzante e contagioso umorismo, che esplode nello sberleffo di un’incontenibile risata di fronte al vertiginoso Mistero che sempre ci coinvolge in questo stupefacente e folle spettacolo che chiamiamo ‘vita’. Carlo Buono vive sulla riva del Po di Primaro, si prende cura del boschetto da lui piantato nella vecchia golena, insegna saltuariamente meditazione e pratica costantemente il nuoto (in piscina). Prefazione di Mauro Bergonzi Ogni pagina di questo libro è intrisa di un ‘sapore’ speciale: il sapore della non dualità. La parola ‘non dualità’ indica il semplice fatto che nella realtà ci sono infinite differenze, ma nessuna vera separazione. Anche la scienza ci dice che l’universo è un tutto integrato da cui non si può separare o isolare nulla, se non convenzionalmente e astrattamente attraverso il linguaggio. Per la scienza infatti l’universo è un unico, indivisibile processo, simile a un grande fiume. Noi, come tutto il resto, assomigliamo a un gorgo d’acqua: prova a prenderlo con un secchio, e avrai solo un secchio d’acqua stagnante. Il gorgo, infatti, sembra un’entità separata e individuale, ma in realtà non si può isolare dal fiume, per il semplice fatto che è solo un movimento dell’intera corrente: è il modo in cui essa appare in quel determinato punto. C’è solo la corrente del fiume e ciò che chiamiamo ‘gorgo’ è semplicemente una sua azione. Proprio come il gorgo, ognuno di noi crede di essere un’entità isolata dal tutto, ma in realtà siamo l’azione dell’intero universo, inseparabili da esso: un unico grande processo che non nasce e non muore. Se ti siedi per un po’ in silenzio e non fai assolutamente niente di deliberato, fermando per qualche istante l’illusione di un ‘io’ isolato che ‘pensa’, ‘decide’ e ‘fa’, ti accorgerai che tutto continua ad accadere lo stesso, come un immenso fiume di pensieri, percezioni, decisioni e azioni. Tutto questo è l’Essere che appare come Vita, e la Vita si manifesta come un movimento incessante che non è solo energia, ma anche intelligenza. Il movimento della vita infatti è vibrazione, danza armonica degli opposti (sistole e diastole, espansione e contrazione, unione e separazione, aggregazione e disgregazione, ordine e caos, piacere e dolore, nascita e morte) che possiede una sua organicità intelligente. 4 Dal punto di vista dell’Essere, nulla mai accade, perché il tempo non esiste: tutto è qui adesso, in un’unica singolarità. Ma dal punto di vista della Vita, tutto è movimento organico di energia-intelligenza. Ma questo significa allora che c’è un dualismo fra l’Essere immobile e il movimento della Vita? No. È a causa dei limiti dualistici del pensiero (che deve per forza esprimersi attraverso gli opposti, come per es. quiete/movimento, essere/divenire, spirito/materia, ecc.) che appare appunto la dualità, ma ‘Ciò che è’ viene prima del pensiero e lo include nella sua totalità. Il pensiero, attraverso il linguaggio, definisce un aspetto della realtà escludendo tutto il resto, perché omnis determinatio est negatio: se dico ‘mela’ escludo che sia anche ombrello, acqua o sasso. Per le leggi della logica, se qualcosa è un cane non può essere anche un gatto. Se tuttavia l’universo è una totalità priva di reali separazioni, allora è allo stesso tempo sia cane sia gatto, proprio come la corrente unica del fiume è allo stesso tempo tutti i gorghi in apparenza separati. Analogamente, un orecchio non può essere un naso, ma ‘io’ (come organismo unitario) sono sia orecchio, sia naso. L’Essere appare come una molteplicità di persone, situazioni, paesaggi, azioni, caratteri, vite, in costante trasformazione: un fantasmagorico spettacolo sempre diverso, che va e viene sullo sfondo unitario e costante della Presenza. L’io individuale di ciascuno di noi innegabilmente appare, ma non è separato dall’Essere, proprio come ogni onda è diversa da un’altra, ma sono tutte una stessa acqua che ondeggia. In realtà siamo tutti la Presenza che si manifesta come te e me. In un sogno sorgono dal nulla tante persone e situazioni diverse, apparentemente separate tra loro, ma sono tutte letteralmente ‘fatte’ della coscienza del sognatore e inseparabili 5 da essa. Così è anche questo meraviglioso spettacolo della veglia: un unico spazio senziente che appare come te e me. Ecco perché, quando una qualunque religione si rivolge a noi come se fossimo ‘anime’ separate, dicendo: “Percorri il mio sentiero e otterrai l’Eterno”, somiglia tanto a un’ingenua onda che si sforza di raggiungere il mare. Ma anche questo è perfettamente appropriato nel gioco della Presenza, che dimentica se stessa per il solo gusto di ritrovarsi sempre, alla fine. Ciò che è è indescrivibile attraverso il pensiero, non è nemmeno ‘Essere’, ‘Vita’, ‘Energia’ o ‘Intelligenza’. Le parole ammutoliscono davanti al Mistero della Presenza. La nostra mente traccia con i pensieri e le parole infinite linee di confine, con cui divide il lungo dal corto, l’alto dal basso, il bene dal male, la vincita dalla perdita, la salita dalla discesa, la vita dalla morte. Terrorizzata dal sentirsi in caduta libera in un abisso sconfinato e ignoto, senza fondo né punti di riferimento, essa traccia un’immaginaria linea di confine che divide lo spazio in due: nasce così l’apparente contrapposizione fra un soggetto (‘io’) e un oggetto (il ‘mondo’), fra un ‘dentro’ e un ‘fuori’, fra la prosaica e noiosa vita ordinaria e la misteriosa dimensione del sacro. Poi la mente dimentica di essere stata lei a farlo e si convince che veramente esistano due realtà separate. A questo punto, identificandosi soltanto con una delle due (l’‘io’ isolato dal mondo ‘là fuori’, vita profana isolata da quella sacra, e così via) vive il disagio della separazione e nasce il problema di come uscire dalla propria ‘metà’ per raggiungere l’altra, o di come riunificare le due dimensioni. Tuttavia ogni sforzo per superare il confine non fa che rafforzarlo, perché, se cerco di superarlo, vuol dire che sono convinto che esista veramente, che sia reale al di fuori del mio pensiero. Perciò l’esito finale non può che essere un fallimento: come fai infatti a superare un confine che non esiste? Così la mente prima crea l’illusione che ci siano due 6 dimensioni diverse, poi si pone il problema di riunificarle, e infine, attraverso i suoi sforzi, non fa che confermare la falsa divisione da lei stessa prodotta. La vera e unica non dualità, pura e senza compromessi, è estremamente rara da incontrare e impossibile da capire o accettare con la mente: essa non si rivolge all’individuo separato (di cui segna la scomparsa, anche se si tratta della fine di qualcosa che non è mai veramente esistito), ma a quel vedere (da parte di nessuno) che ci illumina tutti dell’unica coscienza che c’è. Nessuno di noi può mai ‘capire’ la non dualità. Per fortuna, non ne abbiamo alcun bisogno, perché la siamo: è l’unica cosa che c’è, magnificamente ignota ed evidente al tempo stesso. In realtà, siamo sempre in caduta libera nell’Ignoto e la vita ordinaria, con tutte le sue apparenti divisioni e costrizioni, non è separata dal nostro volo: sé e mondo coincidono alla luce della Presenza che siamo. Il fatto è che, di fronte al Mistero della Vita, cerchiamo la risposta nel pensiero, passando da un’idea all’altra, ognuna delle quali sembra darci il sollievo solo momentaneo di una ‘spiegazione’ sempre insufficiente. Ma la risposta al Mistero della Vita non sta nel pensiero: è la Vita stessa, che palpita, pulsa ed esplode nella meraviglia di ogni istante. La realtà, ciò che tu veramente sei, non è qualcosa che la mente possa comprendere col pensiero. Ma appena ti fermi un attimo (e questo può accadere in qualsiasi momento), ecco di nuovo chiara ed evidente la Presenza silenziosa che è sempre qui, sempre adesso, a mostrarti il fatto inaudito e meraviglioso che ci sei e sei cosciente. Non importa se ciò di cui sei cosciente è un’esperienza piacevole o spiacevole: comunque sia passerà, ma il puro fatto di esserci ed essere cosciente resta del tutto inalterato da ciò 7 che hai esperito, in un eterno presente. Poiché noi siamo coscienti, il fatto che l’universo ci includa dimostra inconfutabilmente che esso è un sistema auto-osservante, ossia una totalità cosciente capace di osservare se stessa attraverso di noi. D’altra parte, nella nostra esperienza, il mondo e la coscienza appaiono sempre insieme: senza coscienza, che fine fa l’universo? Quando due cose compaiono sempre e soltanto insieme, occorre concludere che sono solo due aspetti diversi della stessa cosa: la testa e la coda di un gatto non sono due ‘entità’ separate, ma una sola: il gatto, appunto. Dunque, se l’universo appare sempre e soltanto quando c’è la coscienza, allora sono due aspetti diversi della stessa realtà. Mondo e esperienza del mondo sono due descrizioni della stessa cosa. Dov’è la realtà al di fuori dell’esperienza che ne abbiamo? Quando usiamo la parola ‘suono’, intendiamo qualcosa nel mondo ‘là fuori’. Quando usiamo la parola ‘udire’, intendiamo qualcosa nella coscienza ‘qui dentro’. Ma sono solo le parole a creare la differenza. Quando ‘odi’ un ‘suono’, puoi stabilire precisamente fin dove arriva il ‘suono’ e dove comincia l’’udire’? Oppure ‘suono’ e ‘udito’ non sono che due nomi diversi per indicare la stessa esperienza? ‘Salita’ e ‘discesa’ sono due cose separate, o solo due nomi diversi per indicare lo spesso pendio, a seconda del verso in cui lo percorri? Non è possibile separare l’osservatore dall’osservato, come non puoi separare il mare dalle onde: il mare è le onde, ma anche tanto di più, nei suoi abissi insondabili. Così la coscienza non si può separare dai suoi contenuti: è anche quelli, ma non solo quelli. I pensieri e le sensazioni sono le onde, la coscienza è l’acqua. Acqua e onde sono una sola cosa, ma le onde nascono 8 e muoiono, l’acqua c’è sempre. Il nostro problema è che, identificandoci soltanto con questo corpo e questa mente, vediamo solo le onde e non vediamo mai l’acqua. Allora ci chiediamo: che senso hanno le effimere onde, che nascono e muoiono? Le onde sono la danza dell’acqua, il suo gioco. Le onde sono una semplice attività dell’acqua, proprio come questo corpo e questa mente sono un’attività dell’unica Vita che ci abita tutti. L’universo intero è la danza di questa intelligenza-energia che inesauribilmente vive attraverso le mille nascite e le mille morti degli apparenti individui separati che crediamo di essere. Ma in realtà siamo tutti un unico Sé, onde di un’unica acqua. Qual è il senso di tutto ciò? Se l’Essere è Uno, perché ci sono tutte queste apparenti separazioni? La risposta breve è: perché no? La risposta lunga è che non c’è un perché, non c’è un senso. La vita non ha bisogno di uno scopo per esserci: per questo è così magnifica. Ciò che suscita la nostra meraviglia ci tocca nel profondo proprio perché va ben oltre la nostra capacità di conferirgli un senso. Gli inglesi usano uno stesso verbo, to play, per indicare l’atto di giocare, di recitare e di suonare uno strumento musicale. Che cos’hanno in comune queste tre azioni? Che in genere si compiono per il solo gusto di farle, perché non servono a nient’altro e sono fine a se stesse. Non a caso in diverse religioni l’azione divina nell’universo 9 è stata spesso paragonata ad un ‘gioco’, a una ‘recita’ o ad una ‘musica’: Dio gioca, danza e ‘suona’ il mondo. Seguendo queste metafore, potremmo narrare una storia: Un giorno Dio voleva giocare a nascondino, ma, essendo Solo, non aveva alcun altro con cui giocare se non Se stesso. Decise allora che alcune parti di Sé avrebbero dimenticato di essere Dio e si sarebbero credute persone separate e limitate, vale a dire ‘noi’. Così Egli si nascose a noi, in noi. Noi continuiamo sempre ad essere Dio (che è Onnipresente), ma ora l’abbiamo dimenticato e ci sentiamo piccoli, limitati, carenti e incompleti, per cui cerchiamo con ogni mezzo di raggiungere Dio o la Totalità. Come ingenue onde che si sforzano di raggiungere il mare, crediamo di essere caduchi e cerchiamo l’eternità che invece già abita in noi,. Quando, durante la nostra effimera esistenza, riemerge il ricordo di essere Dio, facciamo finalmente ‘tana’ e finisce così il gioco del nascondino: l’onda che va e viene comprende di essere sempre stata l’acqua che non nasce e non muore e noi ci riconosciamo in Dio. Ecco, se proprio vogliamo trovare un ‘senso’ alla nostra apparentemente effimera esistenza, è proprio questo: la meraviglia di scoprire che siamo l’eterna Presenza che non smette mai di danzare. Ma anche se non lo scopriamo, siamo sempre e comunque la Presenza. Carlo Buono, col suo sguardo innocente da bambino un po’ burlone, si diletta ad ammirare il maestoso e scanzonato ‘Gioco Cosmico’ dell’Uno che appare come i molti, traducendolo in una fantasmagorica danza di parole e concetti, a volte paradossale, altre bizzarra, spesso spiazzante. Quando leggi un suo aforisma, lì per lì puoi restare perplesso, un po’ sperduto nel buio del nonsenso e ti ci vuole 10 qualche istante perché lampeggi infine la sua logica nascosta e segretamente vera. G.K. Chesterton diceva che un paradosso è la verità che sta ritta in piedi sulla propria testa per attirare l’attenzione. L’esito è spesso uno spiazzante e contagioso umorismo, che esplode nello sberleffo di un’incontenibile risata di fronte al vertiginoso Mistero che sempre ci coinvolge in questo stupefacente e folle spettacolo che chiamiamo ‘vita’. Le agili capriole verbali e concettuali di Carlo sono come i ritornelli di una stessa canzone, da cui si sprigiona un inconfondibile profumo di non dualità: le sue esilaranti e vertiginose piroette ci danno quasi il capogiro, ubriacandoci di ‘nonseparazione’. Se è vero che la Presenza si esprime in tutto il multiforme spettacolo dell’universo, allora gli aforismi di Carlo sono la Presenza che gioca e scherza con ogni aspetto della vita, come quando si beve spensieratamente un bicchiere di vino tra vecchi amici, senza bisogno di dire o fare niente di speciale per sentirsi felici.

Estratto dal libro – poesie di Carlo Buono

Mattino
risveglio
spazio aperto
riposare in lui
Mentre il mondo
gradualmente appare
accorgersi che lo spazio
è la materna sorgente
del mondo
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Pensiero:
apparizione fluttuante
dalla sconosciuta origine.
Viene comodo arretrare,
evitare il mistero
e dire:
“Il pensiero è mio”.
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La Sorgente
è dentro il mondo
ma non è imprigionata.
La Sorgente
è fuori dal mondo
ma non è separata.
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Codice: ISBN 88-95168-03-8
Dimensioni: cm. 13,7 x 21,5 x 1,0
Rilegatura: brossura

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